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Il nome di questo circolo nasce da una unità militare di mare con tale nome. Fondata nel 1917, affiliata nel 1919, ebbe come primo presidente Riccardo Angrisani. Poi seguirono Emilio Rossi, Michele Pellegrino, Michele De Lucia, Michele Sepe, Gaetano Russo, Raffaele De Martino, Francesco Parisi, Pasquale Castaldo, Ugo De Falco, Guido Perillo, Felice Mosca, Giuseppe D'Avino, Zaccaria Miele, Antonio Capasso, Arturo Rianna, Fiore D'Avino, Pasquale Cerciello. Sono stati commissari Vincenzo Bianco e Gioacchino Mosca. Il circolo ha svolto attività calcistica, ciclistica, podistica ed atletica. Per il calcio ha militato quasi sempre nei campionati di I e II divisione e di promozione, non andando mai oltre per motivi economici. Tra i primi calciatori del Circolo Sportivo, che aveva sede in Piazza Trivio nei locali terranei del Palazzo Torino, ricordiamo Guido Torino, una delle mezzali della prima ora, insieme a Francesco De Martino, al terzino Gabriele Auriemma, ai fratelli De Vita, ad Enrico Cecere (il terzino che gridava "Ai birri" come in un assalto rivoluzionario), ai terzini Antonio e Federico Picone, il federale, a Salvatore Romano, morto sotto un carretto, a Peppe Romano, "'a Miaùccia", a Vincenzo nocerino, "'a Pescia", a Mimì Coppola, mingherlino, ai due stranieri Arturo Millauro, cognato del professor Capuano, sindaco di Somma nel 1945, e Chiarenza con barba e capelli lunghi, che giocava a Somma perchè non poteva rientrare la nord che era oltre le linee nemiche. C'erano ancora Nello Magliuolo, che ha giocato con il Napoli, Sentimenti II, sempre del Napoli, Salvatore Angrisani, cha ha giocato in C con la Maddalonese e fino a 46 anni, Raffaele Sorrentino, Andrea Raia, Ciccillo Angrisani, "Pacchiere", Bruno Converti, Aurelio Bianco, Alfonso D'Avino, "E Filoccia", Michele Castaldo, detto "Andreoli". Antonio D'Avino, il pasticciere, organizzò nel dopoguerra una piccola squadra e per poter giocare faceva fronte a tutte le spese. Ma siamo già alla seconda generazione. La prima s'è lasciata alle spalle le memorabili sfide con Ottaviano, che erano scontri tribali, coinvolgent l'identità e l'onore dei paesi. C'erano questioni di dignità e di preminenza cha avevano riflessi anche sulle scelte politiche relative all'istituzione di pubblici uffici. Non erano rari i casi in cui gli ufficiali della milizia sfoderassero le spade per far valere i propri colori sociali che sono sempre stati il rosso e il blu. Le trasferte allora erano invasioni e bisognava conquistare il terreno (la via d'accesso al campo, il rettangolo di gioco e le vie del paese), come in una conquista militare. Vincendo si diventava padroni del paese. La gente si chiudeva in casa fino alla partenza degli spavaldi invasori.
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